Intervento alla Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani

“CASA DI AVRAHAM”

Casa di Preghiera per tutti i Popoli

ASSOCIAZIONE CULTURALE RELIGIOSA

“I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi”

 

Un popolo chiuso in se stesso può essere veicolo della Benedizione Divina per gli altri popoli?

Genesi 12; 1 – 3
«Il Signore disse ad Abramo: “Và via dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla tua casa paterna, al paese che ti indicherò. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome, sarai una benedizione. Benedirò chi ti benedice, maledirò chi ti maledice; si benediranno in te tutte le famiglie della terra.»
La “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, voluta da Papa Francesco e svolta in tutto il mondo, deve interrogarsi, per avere un senso compiuto, sulle sue radici.
Le radici del Cristianesimo, sono evidentemente l’Ebraismo.
Gesù era ebreo, chi lo seguiva era ebreo, i discepoli erano ebrei, Paolo di Tarso era ebreo, lui parlava agli ebrei in Israele, la sua Missione si è svolta in Israele; ma i cristiani non sono ebrei.
Chi sono gli ebrei? Sono il Popolo del Patto, il Popolo Eletto, i Figli di Israele, dei Patriarchi Abramo Isacco e Giacobbe, i discendenti delle dodici Tribù dei Figli di Israele. Sono il popolo della Legge di Mosè, dell’uscita dall’Egitto, dei quarant’anni nel deserto, del vitello d’oro, delle Tavole della Legge. Sono il popolo del Re David, di Re Salomone, dei Profeti d’Israele, dei Giudici, del Sinedrio. Sono il popolo di Gesù di Nazareth. Sono soprattutto il popolo messianico, il popolo del Messia.
Ma chi è, cosa fa, da dove viene, nella tradizione ebraica il Messia?
Gli ebrei non lo sanno fino in fondo. Su questo argomento conoscono solo alcune cose, ricavate dalla tradizione e dagli studi che incessantemente compiono su questo argomento da millenni. Ricavano dai libri sacri le indicazioni per comprendere gli eventi futuri e, quando non c’è una spiegazione che li soddisfi, dicono in umiltà: “Quando arriverà HaMaschiach (il Messia) spiegherà ogni cosa”. Non esiste il concetto di mistero della fede ma esiste la coscienza di un limite, temporale, alla comprensione.
Il popolo d’Israele è stato tenuto separato, chiuso in se stesso, per Volontà Divina fino al tempo prescelto a ricevere il seme di HaMaschiach. Israele è come un terreno, non contaminato, purificato, a cui si è posta estrema attenzione perché conservi le sue caratteristiche originarie, ma senza seme non può produrre alcunchè. È come un ovulo, puro, ma se non ha l’apporto dall’esterno del seme, non genera da se stesso.
Ruth, progenitrice di David, il grande Re d’Israele padre di Re Salomone costruttore del Tempio di Gerusalemme, era una moabita. Questo è il segno che il Maschiach Re e Sacerdote, colui che riedificherà Gerusalemme con la ricostruzione del Terzo Tempio e che ristabilirà il Trono di David con la riunificazione delle Dodici Tribù dei Figli di Israele per la Grande Israele, porrà un seme nuovo nel campo ebraico, così come Ruth, per il merito delle sue buone opere ha portato nel popolo ebraico la nascita della stirpe di David e la costruzione del Tempio di Salomone.
Dal libro di Ruth ma non solo, gli ebrei ricavano la giusta conclusione che il Messia non verrà propriamente dal popolo ebraico, ma si “incastonerà” su di esso. Questo perché Ruth era Moabita: i maschi di questa stirpe, i Moabiti, addirittura non potevano essere convertiti all’ebraismo. Questo è molto importante, perché per la tradizione è ebreo chi è di madre ebrea. Ora, quindi, il Re David, il Re di cui il Messia ristabilirà il trono, non era ebreo? Questo vuole significare certamente qualcosa riguardo alla figura di HaMaschiach Ben David, Messia Figlio di David. Siamo obbligati a capire, ebrei e cristiani.
Questo è quello che porta il Messia:
Geremia 31, 31 – 34:
“In quei giorni, dice il Signore, stipulerò un nuovo patto con la casa di Israele e la casa di Giuda; non come il patto che stipulai con i loro padri, quando li presi per mano per trarli dalla terra d’Egitto, patto che essi violarono, per cui li ripudiai, dice il Signore. Ma questo sarà il patto che stipulerò con la casa d’Israele, dopo quei giorni, dice il Signore. Porrò la Mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore. Sarò il loro Dio ed essi saranno il Mio popolo. Nessuno avrà più bisogno di istruire il compagno o il fratello, dicendo: “Riconoscete il Signore!”, poiché tutti Mi riconosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore, poiché perdonerò le loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.”
Ezechiele 37, 15, 18:
Il Signore mi rivolse la sua parola e mi disse: “Prendi ancora, o figlio d’uomo, un pezzo di legno e scrivici sopra: Giuda e i figli di Israele a lui uniti; prendi poi un altro pezzo di legno e scrivici sopra: Giuseppe, legno di Efraim, e tutta la Casa di Israele a lui aderente. Poi avvicinali l’uno all’altro per fare un sol pezzo di legno, sì che formino una cosa sola nella tua mano. “E quando i figli del tuo popolo ti chiederanno: “Ci vorresti spiegare che significano queste cose?”, tu risponderai loro: Così parla il Signore Dio: Ecco, Io prendo il legno di Giuseppe che è in mano di Efraim e le tribù di Israele a lui congiunte, lo metto sul legno di Giuda e ne formo un legno unico, in modo da divenire una cosa sola in mano mia. I legni sui quali tu avrai scritto li terrai dunque in mano davanti a loro e dirai: Così parla il Signore Dio: Ecco, Io prendo i figli di Israele di mezzo alle genti fra le quali se ne sono andati e li adunerò di nuovo da ogni parte, regnerà su tutti un solo re e non saranno più due popoli, né divisi in due regni. Essi non si contamineranno più coi loro idoli, con le loro abominazioni e con tutte le altre iniquità. Io li salverò da tutte le infedeltà che hanno commesso e li purificherò: saranno il Mio popolo e Io sarò il loro Dio. Regnerà su di loro il Mio servo Davide, e unico sarà il pastore per tutti: allora cammineranno sulla via dei Miei Comandamenti, osserveranno le Mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che Io detti al mio servo Giacobbe, dove abitarono i padri vostri; in quella abiteranno essi, i figli e i loro discendenti, per sempre. Davide, Mio servo, sarà loro principe in perpetuo. Farò con essi un’alleanza di pace che durerà in eterno; li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il Mio Santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro stabilirò la Mia dimora: Io sarò il loro Dio, ed essi saranno il Mio popolo. E le genti conosceranno che Io, il Signore, santifico Israele, quando il Mio Santuario sarà in mezzo a loro in eterno”.
Nel terreno custodito di cui parlavamo sopra, nel campo ebraico, il seme di HaMaschiach è Melchisedech, Re di Salem (Gerusalemme) e Sacerdote a Dio Altissimo. Questa è la pietra angolare, scartata dai costruttori. È questa figura, meglio quest’anima, che fa fruttificare il campo e porta i buoni frutti per Israele e per le Nazioni.
Dalle scritture sappiamo che esistono due linee sacerdotali: quella dei leviti, discendenti di Aronne fratello di Mosè, e la linea sacerdotale di Melchisedech, Re di Salem e Sacerdote a Dio Altissimo.
Aronne è il sacerdote per bocca del quale Mosè parla ai figli d’Israele, ha un’importanza fondamentale per il servizio sacerdotale. Eppure dobbiamo considerare altri due elementi. Il primo è l’episodio del vitello d’oro. In questo episodio è la mancanza di conoscenza da parte di Aronne della profondità del pensiero idolatro che conduce al peccato della preparazione del vitello d’oro. Senza volontà di arrivare lì da parte di Aronne, ma ciò stabilisce la superiorità di Mosè rispetto al fratello. Mosè infatti potrà porre rimedio al peccato del vitello d’oro e infatti Aronne lo chiamerà “mio signore” nonostante egli sia più grande di età di Mosè.
Stabilita la superiorità di Mosè su Aronne, riconosciuta dallo stesso Aronne, l’altro elemento è la richiesta che Mosè rivolge al Signore nel momento in cui Egli lo chiama per essere il Redentore d’Israele. Mosè infatti dice: “Deh! o Signore, affida il mandato a chi vuoi affidarlo”. Anche da questo si ricava la venuta del Maschiach, dal fatto che già Mosè sapeva e chiese al Signore di mandare direttamente il Maschiach a liberare il popolo dall’Egitto, sapendo che egli non era il Maschiach. In questo, nella sua enorme umiltà, Mosè dichiara la superiorità del Maschiach rispetto a lui. Abbiamo quindi questa situazione, la linea sacerdotale di Aronne non è in grado di riconoscere tutte le trappole del pensiero idolatro ed esiste una figura che certamente gli è superiore anche in questo, poiché superiore perfino a Mosè. Ma da dove possiamo comprendere che la linea sacerdotale di Melchisedech è quella superiore rispetto ad Aronne? Perché Melchisedech è il solo che ha potuto, nel nome di Dio Altissimo, cioè nell’assoluto monoteismo, benedire Abramo, cioè benedire in lui tutte le famiglie della terra.
La fede di Abramo era la fede semplice nel cuore in El Shaddai, Dio Onnipotente. Questa fede è quella voluta per tutti i popoli del mondo, a cui tutti i popoli possono arrivare con la giusta comprensione, in cui tutti i popoli potranno ottenere benedizione perchè anche in questo senso saranno figli di Abramo. Dovè quindi l’elemento che riconcilia il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri, guardando i duemila anni di relazione stabile ma conflittuale fra ebraismo e cristianesimo? Nella radice: in Yeshua, Gesù di Nazareth. Esiste infatti, in questo tempo Messianico e Redenzionale, la spiegazione che chiarisce e permette di parlarsi fra i due campi. È necessario però che ognuno dei due, cieco verso quell’uomo ebreo di duemila anni fa e verso la sua Missione, veda la realtà di quell’uomo per poter comprendere realmente le sue parole, il suo grande insegnamento ed il suo tragico sacrificio. Per questo possiamo incominciare, nel contesto della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, da un testo cristiano.
Parliamo dell’ispiratissimo discorso di Paolo di Tarso ai Romani. Egli spiega che la cecità di Israele fa parte del Disegno Divino perché se non fosse stato per tale cecità la grazia del Cristianesimo non sarebbe uscita per le Nazioni. Se gli ebrei avessero meritato di riconoscere la Missione di Cristo, i Gentili non avrebbero potuto mai entrare nel patto Cristiano. Fu così che la cecità di Israele diede luogo al diffondersi del Cristianesimo.
“Arriverà il momento”, dichiara lo spirito di Paolo di Tarso, “in cui la totalità delle nazioni sarà già entrata nel Patto Cristiano”. Quando si pensa a quanto erano pochi i cristiani di allora, non si può che ammettere il valore profetico delle sue parole!
Paolo di Tarso parla qui da una parte di quell’Israele tradizionale, cieco alla Rivelazione Messianica di Cristo fino alla fine e dall’altra parte di un cristianesimo fiorente fra i popoli. Questa contrapposizione: gli ebrei tradizionali, circoncisi nel Patto di Abramo, i comandati nella Legge di Moshè da una parte ed i nuovi cristiani, il nuovo Israele dall’altra, si estendono nel tempo.
Ora il suo spirito gli fece vedere la profezia Redenzionale che parla anch’essa di un tempo futuro, allorché il Redentore arriverà a Sion e farà sì che Israele torni dal suo peccato. Si farà allora un Nuovo Patto “Ed ecco il Mio patto, che farò con loro quando avrò cancellato lo sbaglio di Giacobbe”.
Chi entrerà in questo Nuovo Patto?
Appare chiaro dal contesto, da una parte l’Israele tradizionale, dall’altra i cristiani.
“Così”, conclude Paolo di Tarso, “tutto Israele sarà salvo”, ossia il vecchio Israele ed il Nuovo Israele, tramite il Nuovo Patto che si farà allora, entreranno nella Redenzione Finale per merito del Redentore, il Goel.
Per mettere poi il sigillo su queste parole profetiche, lo spirito conclude il discorso e dichiara: “Dio ci ha racchiusi tutti nella disobbedienza per poi usare la grazia con tutti”.
Ecco, cristiani, tutti noi abbiamo peccato e Dio ci ha racchiuso tutti nella fitta confusione dei secoli; dico “noi tutti ebrei e cristiani” non abbiamo capito niente, né potevamo capire. Tutte le strade della vera comprensione erano chiuse per questi due millenni passati. Ora, però è arrivato il tempo della Terza Redenzione Finale.
Il discorso ai Romani, spiegato di sopra, è davvero importante e ci aiuta anche a rispondere alla nostra domanda “che diritto abbiamo noi di chiamare il Cristianesimo, fondato sulla missione di Gesù, la Seconda Redenzione dell’umanità?”.
Molti studiosi del Nuovo Testamento ritengono che la “Lettera ai Romani” in genere, e questo discorso in particolare, rappresentino, forse più di ogni altra Lettera, il Cristianesimo autentico. Motivo di ciò è l’alto livello di ispirazione che viene qui espresso e che Paolo di Tarso stesso esalta nel discorso: “Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero”. Si sente qui quanto Paolo di Tarso è intento nello svelare un segreto che egli stesso può capire solo tramite lo spirito che lo avvolge e che lo eleva “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i Suoi giudizi e inaccessibili le Sue vie!”.
Paolo di Tarso stesso si stupisce per il profondo equilibrio che gli viene dato per poter contemplare e svelare “Quanto al Vangelo sono nemici per nostro vantaggio, ma, quanto all’elevazione, sono amati, a causa dei padri perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!”.
Non ci sono come queste, credo, parole in tutto il Nuovo Testamento che esprimono l’assoluta necessità della riunificazione finale fra l’Israele tradizionale ed il nuovo Israele nascente.
La chiamata del Popolo Eletto, quel popolo che ha rifiutato la Missione di Cristo, è irrevocabile e perciò non può mancare questo popolo, reso cieco per vantaggio vostro, nel compimento finale della Redenzione. Vi è qui un equilibrio straordinario che contrappone due posizioni opposte le quali, però, devono per forza incontrarsi in un tempo futuro prescelto per il Patto della Redenzione Finale.
Ma anche Paolo di Tarso sfugge allo spirito, cioè egli è costretto a pronunciare le parole ricevute senza poter arrivare alla profondità chiara per capire la forma della Redenzione futura o per conoscere il modo dell’incontro fra le due parti contendenti.
Anche questo fatto è importante perché costituisce, con ogni probabilità, uno dei motivi principali per cui tutto il Cristianesimo tradizionale non ha mai potuto recepire o accettare questo meraviglioso equilibrio che Paolo di Tarso ha espresso.
Non c’è bisogno di provare che il Cristianesimo non ha mai preso a cuore questo discorso di Paolo di Tarso.
Esso si è fermato dopo le parole: “Quanto al Vangelo, essi sono nemici”. Di tutto il discorso infatti solo queste parole sono state prese a cuore nei secoli dal clero e dai popoli. Ma vediamo, con l’aiuto di Dio, di approfondire la questione.
Una breve ma chiara analisi ci porta alla comprensione.
Che cosa poteva capire Paolo di Tarso di ciò che aveva detto?
È chiaro che egli ha dovuto lottare con il grande problema del Giudaismo tradizionale ed ufficiale. La maggior parte delle sue Lettere sono il risultato di questa lotta. Si può condensare il problema in poche parole (magari l’avesse fatto Paolo di Tarso invece di esasperare la mente con mille giri di parole che alla fine la offuscano e confondono anche i concetti chiari, per esempio riferirsi alla Legge come alla morte!). Il Popolo della Promessa, gli ebrei della tradizione antica, se non accetta la Missione di Cristo impedisce la Redenzione Finale.
Non si può togliere al Popolo Eletto la sua prerogativa. Il Messia e la Missione Messianica devono essere accettati dagli ebrei anche se tutte le nazioni del mondo accettassero la Redenzione Finale. Non sono i rami a portare la radice ma è la radice che porta i rami. E la “chiamata” è irrevocabile. Il merito del Popolo d’Israele risale ai suoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe.
Ora Paolo di Tarso lottava, sapeva che la Missione di Cristo era vera e che era stata mandata da Dio e vedeva che il Popolo eletto non l’avrebbe accettata, almeno non in un prossimo futuro. La contraddizione era chiara, reale ed estremamente penosa. Queste erano le premesse alla rivelazione da parte dello spirito del segreto della grazia che tocca alle nazioni a causa del rifiuto del Popolo della Promessa e del mistero del Disegno Divino espresso qui nel discorso sotto la nostra analisi. Il Popolo Eletto rifiutava, la grazia toccava alle nazioni; alla fine arrivava il Redentore che spiegava ad Israele il suo errore e così compiva la promessa della Redenzione Finale e tutto Israele, il Grande Israele, si sarebbe salvato.
Nella mente di Paolo, però, il Redentore che sarebbe arrivato in quel tempo prescelto non avrebbe potuto essere altri che il Cristo Risorto. Infatti questo è uno dei discorsi principali su cui il Cristianesimo ha poi basato i vari concetti della Seconda Venuta di Cristo.
Paolo di Tarso ovviamente non aveva le chiavi complete della Terza Redenzione Finale. Non sapeva neanche che le Redenzioni fossero tre, come i Patriarchi che sono tre, così come il numero dei Redentori. Paolo di Tarso, e con lui tutto il cristianesimo, aveva un concetto unitario di Cristo, Gesù, il Figlio Unigenito di Dio. Per lui non poteva esistere un altro Redentore ed egli vedeva tutte le chiavi della salvezza racchiuse in questo concetto.
Ecco perché dichiariamo senza esitazione che Paolo di Tarso ha pronunciato le parole di un mistero la cui comprensione era inaccessibile anche a lui. Ciò peraltro, non era dovuto ad una mancanza di intelligenza, come non era una mancanza d’intelligenza il fatto che egli non potesse sapere né immaginare che ci sarebbero voluti ancora duemila anni perché si diffondesse il Cristianesimo per raggiungere la totalità delle nazioni (sapeva forse Paolo di Tarso che i Figli di Ismaele sarebbero poi diventati musulmani e non cristiani?).
Ed ecco anche il motivo per cui insistiamo sulla singolare importanza di questo discorso. Esso rappresenta singolarmente il legame tra il Cristianesimo tradizionale ed il Cristianesimo Illuminato della Terza Redenzione Finale senza che l’abbiano potuto capire Paolo e la Chiesa da lui fondata.
Il non adepto in materia si farà un grosso problema da ciò che sembrerebbe una mancanza o addirittura una contraddizione da parte dello Spirito che operava in Paolo di Tarso. Forse lo Spirito di Dio, si chiederà il cristiano, dice una cosa e ne intende un’altra? Oppure, se lo Spirito avesse voluto svelare a Paolo di Tarso ciò che sarebbe accaduto al tempo della Redenzione Finale, perché non ha spiegato chiaramente?
Senza inoltrarsi qui in una dettagliata discussione dello Spirito, argomento che di per sé ha molti capitoli di comprensione, diamo al lettore una spiegazione generale che potrà capire. Il Tempo delle Stelle è un decreto Divino e perciò ANCHE LO SPIRITO DI DIO NON OLTREPASSA I LIMITI DELLO STESSO DECRETO NEL TEMPO.
A volte, perciò, in un dato momento, per uno scopo più nascosto che svelato, lo Spirito apre una porta o un cancello per poter captare qualcosa di quella vera speranza futura senza peraltro far conoscere i dettagli, la forma o il tempo stesso di quella rivelazione.
Ciò si può paragonare allo Spirito Profetico antico che veniva nei Sogni Profetici ai Profeti d’Israele fino al tempo dell’ultimo Profeta, Malachia, e che a volte svelava profezie redenzionali fino alla Pace Finale, allorché il lupo giacerà con l’agnello…
Se guardiamo bene queste profezie redenzionali e messianiche, prima di tutto vediamo che esse sono relativamente poche in confronto alle profezie ammonitrici o didattiche (cioè che danno insegnamenti di tipo morale o legale o contemplativo…).
Più essenziale ancora è il fatto che esse parlano sempre in termini generici e non dicono mai in che modo ci si arriva. Il Redentore verrà e alla fine arriverà la Pace fra tutte le nazioni. In che modo? Per mezzo di quale struttura? Quando?
Paolo di Tarso, tramite lo Spirito, ha capito che il rifiuto da parte del Popolo Eletto di riconoscere la Missione di Cristo, faceva parte del Disegno Divino. Alla fine la Missione di Cristo, collegata strettamente con la venuta del Redentore, sarà riconosciuta da tutti e si arriverà alla Redenzione Totale allorché tutta la Grande Israele sarà salva.
Non vi è qui nessuno sbaglio di per sé. Il rapporto fra Redentore e Missione di Cristo, per esempio, non poteva essere concepito da Paolo di Tarso. L’imperfezione qui sta nel modo di concepire quel futuro evento. E lo Spirito non poteva svelare di più perché quell’evento faceva parte di un altro tempo. Chi sta seguendo l’argomento attentamente capirà che non poteva essere diversamente. Se lo Spirito avesse svelato di più, avrebbe fatto saltare in aria l’intero equilibrio del suo Cristianesimo.
Insistiamo nel cercare di capire questo discorso che una volta assimilato diventerà illuminante. Lo Spirito di Dio, che ha svelato questo mistero a Paolo di Tarso, ha detto la verità, anche se non l’ha spiegata. Paolo di Tarso ha capito e ha potuto spiegare fin dove il suo cristianesimo glielo permetteva, ma non oltre.
Così anche tutto il Cristianesimo tradizionale nei secoli seguenti non avrebbe mai potuto capire di più.
Infatti soltanto ora, alla luce della Nuova Rivelazione dei Segni Cristiani Completati, si può vedere chiaramente quale era il segreto di quel mistero. Paolo di Tarso ha ricevuto la certezza che esso era un mistero del Disegno Divino. Noi abbiamo ricevuto il segreto di quel mistero e conosciamo la forma del suo svolgersi storicamente.
Proprio per fare in modo che la comprensione di questo segreto che oggi si svela sia un percorso assimilabile, qui, diversamente che in altri scritti dove è spiegato diffusamente, ci esprimiamo più semplicemente nei termini seguenti.
Il Messia non è il Redentore ed il Redentore non è il Messia.
Il rapporto fra Redentore e Messia è un rapporto a livello di segreti, che esprimiamo così: il Redentore dal Regno dei Cieli guida i passi del Messia sulla terra.
La Tradizione Ebraica afferma che ci sono due Messia che devono arrivare: il primo, HaMaschiach Ben Yoseph “Messia Figlio di Yoseph” che muore alle porte di Gerusalemme, il secondo, HaMaschiach Ben David “Messia Figlio di David” che riedifica Gerusalemme con la ricostruzione del Terzo Tempio in Gerusalemme, il Tempio della Pace Eterna per tutta l’Umanità, riunifica le dodici Tribù dei Figli di Israele e ristabilisce il Trono di David su Gerusalemme.
Gesù, Yeshua, HaMaschiach Ben Yoseph, parlava con i Segreti del Regno dei Cieli e doveva compiere “Segni” messianici. Dato che la sua Missione Messianica era incompleta, i Segni lo erano anch’essi e non potevano essere interpretati correttamente fino a quando non arriva il tempo di HaMaschiach Ben David, che opera i Segni completi e spiega i Segni incompleti di quella prima Missione Messianica.
Questo, assimilato senza fretta, porta al chiarimento. Le falsità dottrinali del Cristianesimo tradizionale non annullano assolutamente il vero valore dei Segni Cristiani mandati nel mondo allora. Essi dovevano essere nel mondo molto, molto tempo prima del Matrimonio fra il Regno dei Cieli e la terra per preparare il mondo alla Venuta del Figlio dell’Uomo, di HaMaschiach Ben David. Quei Segni Messianici e Segni di Cristo erano veri, ma incompleti. Essi rivelano un mistero, ma non insegnano il segreto di quel mistero. Perciò non potevano che essere interpretati imperfettamente e non potevano mancare di realizzarsi.
D’altro canto la stessa incompletezza ha dato luogo a moltissimi errori che alla fine hanno fatto sì che il Cristianesimo deviasse dalla pura fede monoteista del Secondo Comandamento. A questo punto il Popolo Eletto, mancante nello Spirito ma rigido nella purezza della fede, non poteva avere più a che fare con il Cristianesimo. Era giustamente proibito alla legge ebraica per l’ebreo contemplare il mistero di Cristo, nello stesso modo che non si doveva contemplare il mistero di Buddha o il dualismo di Zoroastro. Le porte erano barricate e la storia della Redenzione, nella lunghissima ed amarissima fase del conflitto fra Esaù e Giacobbe, incominciava a svolgersi nella forma del conflitto e della separazione fra il Cristianesimo e il Giudaismo.
Il Cristianesimo tradizionale ha sempre ritenuto che questo discorso di Paolo di Tarso rappresentasse il Cristianesimo trionfante, allorché alla fine gli ebrei, liberati dalla loro testardaggine millenaria dalla Seconda Venuta di Cristo, tornano a riconoscere la verità del Cristianesimo e la verità della Missione Messianica di Gesù. Certo è che il Cristianesimo, come Paolo di Tarso, non poteva capire il modo in cui Dio aveva operato, racchiudendoci tutti nella disubbidienza per usare alla fine la grazia con tutti. Lo sbaglio stava nel cercare di trarre una conclusione su ciò che non era concluso.
In verità il Secondo Comandamento trionfa su tutte le forme del Cristianesimo tradizionale e ne scaturisce il Cristianesimo Illuminato della Quarta Generazione.
Yeshua, Gesù di Nazareth, disse ai suoi allievi: “Non andate dai gentili né dai samaritani, ma dalla pecora perduta della Casa d’Israele”. Ora, sappiamo che gli ebrei che oggi conosciamo come tali sono solo due delle originali dodici tribù; in particolare sono le tribù di Giuda e Beniamino. Le altre dieci tribù si separarono da queste due appena dopo il regno di Salomone e dapprima formarono la Samaria e poi si persero le loro tracce. È molto importante che qui Yeshua si sia rivolto ai suoi allievi indicando di non andare presso i samaritani ed anzi abbia anche detto di non andare neanche presso i gentili (circa tutti gli altri popoli allora presenti), ma abbia indicato la pecora perduta della casa d’Israele. Dicendo ciò, intendeva che al momento della Redenzione, bisognava che il suo Messaggio arrivasse a quelle anime ebraiche che facevano parte delle dieci tribù disperse. Queste anime sono confluite nei secoli nel campo cristiano. Sono quelle persone, in senso molto generale, che sentono un’emozione particolare quando sono davanti a riti o oggetti ebraici o sentono parole o preghiere ebraiche che risvegliano in loro qualcosa che non sanno definire, ma comunque un’emozione che li coinvolge interiormente. Il campo cristiano è quindi il “contenitore” di queste anime, anime ebraiche delle dieci tribù disperse che torneranno a congiungersi con le altre due tribù di Giuda e Beniamino per formare la Grande Israele. HaMaschiach Ben David riedificherà Gerusalemme, cioè riedificherà la città della Pace perché porterà il Messaggio di pace per tutti i figli di Abramo affinché possano vivere insieme, in pace. In questo ricostruirà il Terzio Tempio e ne sarà il Sommo Sacerdote e così si verificheranno le parole di Yeshua “Buttatemi giù questo tempio, lo farò risorgere nel terzo giorno”; Yeshua intendeva infatti che lo avrebbe ricostruito nella Terza Redenzione Finale, come Sommo Sacerdote. E in questo, nella riedificazione di Gerusalemme con la ricostruzione del Terzo Tempio e nella riunificazione delle tribù di Israele per la Grande Israele che potranno essere benedette nella pace tutte le nazioni della terra dal Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech.

 

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